Si discute spesso, non necessariamente in termini polemici, di quali e quanti premi letterari sia disseminato il territorio nazionale. Se ne discute, sia relativamente alla loro entità numerica, sia per la ripetitività degli schemi organizzativi e del modo di tutelare fino in fondo la correttezza delle selezioni e i meccanismi delle scelte che di volta in volta vengono effettuate.
Quando il nostro premio prese vita, tutti gli iniziatori – compreso il nucleo fondativo della Giuria, poi incrementato e arricchito, stagione dopo stagione, dall’ingresso di nuovi componenti – individuarono immediatamente sostanza e identità del premio: contribuire a fare della Capitale un centro di coagulazione, unendo energie e forze vitali della cultura nazionale con quella più significativa provenienti dall’estero.
Quella premessa è rimasta nel tempo inalterata, e ne sono preziosa conferma non solo la quantità e la qualità delle case editrici aderenti, ma anche la dilatazione internazionale determinatasi in particolare nelle stagioni più recenti.
L’edizione del 2010 ci ha avvicinato all’Argentina e alla sua Capitale, vale a dire a una realtà umana e sociale strettamente legata all’identità italiana, completando un cammino iniziato nel 2004 con Madrid e successivamente esteso, come una sorta di polifonia culturale, a Madrid, Parigi, Miami, Atene, Vienna.