ALBO D'ORO anno 2017
Diciottesima edizione

 

 

 

 

 

 

PREMIO ROMA URBS UNIVERSALIS
per la difesa della legalità e la lotta alla corruzione

Raffaele Cantone

Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione dal 28 aprile 2014. E’ magistrato fuori ruolo che ha superato la sesta valutazione di professionalità.
E’ entrato in magistratura nel 1991 con prima assegnazione alla Procura della Repubblica presso la Pretura circondariale di Napoli e dal 1996 Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli, dove nel  1999 è stato designato alla Direzione distrettuale antimafia fino al 2007.
In quegli anni si è occupato delle indagini sul clan camorristico dei Casalesi, riuscendo ad ottenere la condanna all'ergastolo dei più importanti capi di quel gruppo. Ha seguito in maniera particolarmente proficua le indagini sulle infiltrazioni dei clan casertani nell’Italia del nord e sul riciclaggio e reimpiego di capitali mafiosi all’estero, Inghilterra,  Scozia, Germania, Ungheria e Polonia.  
Nel 2007 è stato trasferito, su richiesta,  al  Massimario della Suprema Corte di Cassazione prima nel settore civile e poi in quello penale.
Dal dicembre 2011 è stato consulente della Commissione istituita dal Ministro della Funzione Pubblica per lo studio e contrasto della corruzione, contribuendo alla stesura della relazione finale, le cui osservazioni sono confluite nella legge 190 del 2012, nota come legge anticorruzione.
Il 18 giugno 2013 viene  nominato componente della task force, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per l'elaborazione di proposte in tema di lotta alla criminalità organizzata.
E’ titolare, a contratto, della cattedra ‘ Legislazione antimafia’ presso l’Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e dell’insegnamento di “Responsabilità amministrativa e legislazione anticorruzione ‘ presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale di  Cassino (FR).

 

 

 

 

PREMIO SPECIALE
PER LA PROMOZIONE DELLA BELLEZZA
DELL'ITALIA NEL MONDO

Roberto Benigni

“Ci vuole sempre un po' di gioia”, ha detto al Quirinale, rivolto al Presidente della Repubblica, in occasione dei David di Donatello del 2017. E lui, Roberto Benigni, di gioia all’Italia ne ha data molta.
Toscano di Arezzo, ma soprattutto italiano. Attore di cinema e di teatro, sceneggiatore, regista, ma soprattutto poeta.
Ha rinverdito in tutti gli italiani l’insostituibile amore per la Patria irrompendo sul palco del Festival di Sanremo sventolando un Tricolore su un cavallo bianco ed esaltando i periodi memorabili cantati dall’Inno di Mameli. Dal palco dell’Acamedy ha rammentato al mondo - con i suoi tre Oscar in mano per La vita è bella, il film che l’ha consacrato genio del cinema internazionale – che l’Italia è bellezza, è storia, è arte, è cultura, è letteratura ma anche memoria e sentimenti forti.
Ha reso uno straordinario omaggio, invitando ad amarla, alla lingua meravigliosa di Dante, recitando come mai nessuno, con grande coinvolgimento e passione, la Divina Commedia al Senato, nelle piazze, nei teatri e in televisione.
Non sono mancate le sue interpretazioni di sprizzanti personaggi protagonisti di denunce sociali, dall’emblematico sottoproletario Mario Cioni, al finto mafioso Johnny Stecchino. Ma per non turbare il suo pubblico con il dolore di vicende struggenti, le tempera con pennellate di poesia. Tutto diventa favola e anche la circostanza più drammatica offre un sorriso, anche se malinconico. La sua comicità travolgente, esplosiva e fulminante gli ha fatto guadagnare un posto su un podio immaginario insieme agli immensi talenti Totò e Chaplin. “Il cinema può insegnare tante cose”, - come ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - può aiutarci a superare barriere e pregiudizi, a scoprire il valore delle diversità e a riflettere criticamente.
Il cinema di Roberto Benigni lo fa.

 

 

 

PREMIO SPECIALE PER L'EDITORIA

Urbano Cairo

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

PREMIO SPECIALE PER IL 60° ANNIVERSARIO
DELLA FIRMA  DEI TRATTATI DI ROMA

Antonio Tajani

Antonio Tajani Presidente del Parlamento europeo (17 gennaio 2017) è un politico e giornalista italiano.
Dal 2008 al 2014 è stato Vicepresidente della Commissione europea prima ai trasporti (2008-2010) e poi all’industria e all’imprenditoria.
Da Commissario ai trasporti promuove l’adozione del Regolamento per dare diritti ai passeggeri nel trasporto aereo. Rilancia la politica spaziale europea rendendo possibile la realizzazione del sistema satellitare Galileo e l’osservazione terrestre Copernicus per la salvaguardia del pianeta.
Da Commissario all’Industria e all’Imprenditoria promuove il “Rinascimento Industriale europeo” mettendo al centro dell’azione europea l’economia reale. Presenta piani d’azione per migliorare l’accesso delle PMI ai finanziamenti, piani d’azione per il settore delle costruzioni e dei prodotti, piani d’azione per un’industria della sicurezza innovativa e tecnologica. Promuove piani d’azione come CARS 2020 per l’industria automobilistica, per l’acciaio, per le industrie della moda, Leadership2020 per il futuro della cantieristica navale. Rafforza l’imprenditorialità riduce la burocrazia.
Eletto membro del Parlamento europeo nel 1994, 1999, 2004 e poi 2014 con 122.000 preferenze. Nel 2002 diventa vicepresidente del Partito Popolare europeo. Nel 2014 diventa primo Vicepresidente del Parlamento europeo, rinuncia all’indennità di fine mandato di 468 mila euro, per una scelta di coscienza in un momento di forte crisi.
La città di Gijon intitola una Via a suo nome per aver salvato 210 dipendenti e la riapertura degli impianti.
Riceve nel 2007 la Gran Croce dell’Ordine del Fedele Servizio da parte della Romania. Nel 2012 è stato insignito della più alta carica francese, Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore. Riceve la Croce dell’Ordine al Merito Civile dal primo Ministro della Spagna Rajoy e nel 2015 la Gran Croce dell’Ordine di Bernardo O’Higgins da parte del Governo Cileno.

 

 

 

 

 

 

 

 

PREMIO SPECIALE
PER IL 150° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA 
DI LUIGI PIRANDELLO 

Ugo Pagliai

Dopo il diploma all'Accademia Silvio D'Amico nel 1960, Ugo Pagliai prende parte alla compagnia Randone-Fortunato e subito dopo entra in TV nella compagnia “I nuovi” recitando in varie commedie fra cui "Ma non è' una cosa seria" di Pirandello. Negli anni 1963-1964 fa parte dello stabile di Genova con lo spettacolo “Ciascuno a suo modo” e poi con la stabile dell'Aquila “Cecè” e “La morsa”.
A partire dagli anni 70 la sua attività artistica si è divisa fra teatro e televisione.
Mentre riscuoteva successi televisivi con gli sceneggiati: “Il segno del comando”, “La Baronessa di Carini”, “Dimenticare Lisa”, ecc., calcava le scene con famosi testi fra cui molti Pirandelliani: “Trovarsi” “Liolà”, “Il piacere dell'onestà”, “L’uomo la bestia e la virtù”, “Il giuoco delle parti”, “Enrico IV”  e altri autori, sempre diretto da registi famosi come De Lullo, Squarzina, Castri, Sciaccaluga, ecc..
Ha ricevuto vari riconoscimenti, fra cui il Premio Flaiano, la Maschera per il Teatro come attore protagonista in “Aspettando Godot” di Becket e l’Eschilo d'oro a Siracusa per l'interpretazione di Tiresia in “Edipo re” regia di Daniele Salvo.

 

Paola Gassman

È dal 1968, anno in cui si è diplomata all'Accademia Silvio D'Amico, che Paola Gassman si dedica quasi esclusivamente al teatro.
Il suo debutto avvenne con un testo di Osborne: “Un debito pagato”, a cui seguì una partecipazione di tre anni al teatro libero, diretto da Luca Ronconi, con spettacoli come “La tragedia del vendicatore” e il famoso “Orlando furioso” che culminò in una importante trasposizione televisiva.
Nel 1980 si forma la ditta teatrale Pagliai-Gassman - avrà vita per più di venti anni con spettacoli di successo drammatici e brillanti – che dedicherà un lungo spazio a Pirandello con testi come: “Liolà”, “Il piacere dell'onestà”, “L'uomo la bestia e la virtù”, “Ma non è una cosa seria”, “Il giuoco delle parti”, “Enrico IV” e molti altri spettacoli che daranno modo all'attrice di essere diretta da importanti registi come Ronconi, Squarzina, Costa, Castri, Sciaccaluga, De Fusco e tantissimi altri.
Di recente ha pubblicato per la Marsilio il suo libro: “Una grande famiglia dietro le spalle” che testimonia la sua lunga familiarità con il teatro, non solo per i suoi meriti personali che hanno fatto di lei un'attrice amata e stimata dal pubblico e dalla critica, ma soprattutto per tutti quegli straordinari personaggi che ha avuto il privilegio di avere appunto ‘dietro le spalle’ (bisnonni, nonni, zii, genitori) che portano i nomi di Zacconi, Renzo Ricci, Margherita Bagni, Eva Magni, Nora Ricci, Vittorio Gassman.

 

 

 

 

 

 

 

 

PREMIO SPECIALE
ROMA-VARSAVIA

Piotr Adamczyk

Piotr Adamczyk è un popolare attore polacco che spazia dal cinema, alla televisione, al teatro. Ha raggiunto una fama internazionale per la sua interpretazione del Papa Giovanni Paolo II nel film “Karol, un uomo diventato Papa”, che è stato visto da non meno di ottocento milioni di persone in tutto il mondo.  Famoso per la sua versatilità. Adamczyk ha regolarmente sorpreso gli spettatori grazie alla sua abilità di rappresentare figure molto diverse, che spaziano da santi a oppressori senza pietà.
Dopo essersi formato sui palcoscenici teatrali nazionali e all’estero, Adamczyk ha esordito al cinema ottenendo un immediato successo. La sua interpretazione di Stawrogin nel film “I demoni”, tratto dall’omonimo romanzo di Dostoyevsky, lo ha lanciato come attore cinematografico per poi condurlo al ruolo che lo ha definitivamente consacrato in patria come stella nazionale: Frederic Chopin nella pellicola "Chopin, desiderio d’amore".
La sua fama è poi cresciuta ulteriormente in seguito alla sua interpretazione nelle due pellicole di produzione italiana, “Karol un uomo diventato Papa” e “Karol - Un Papa rimasto uomo”.  L’eco straordinaria ottenuta in tutto il mondo con queste interpretazioni ha esteso la sua fama oltre il suo paese di origine, raggiungendo Italia, America Latina, e molti altri paesi.
Adamczyk ha partecipato a circa cento produzioni teatrali, televisive e cinematografiche. La sua sapiente interpretazione dell’ufficiale della Gestapo Lars Rainer nella popolarissima serie televisiva polacca “Giorni di Gloria”, gli ha portato riconoscimenti umanimi dalla critica, mentre le sue apparizioni comiche nella fortunata serie “Przepis na Zycie" (Una ricetta per la vita) hanno ulteriormente allargato la base dei suoi sostenitori. Oltre a numerosi premi e riconoscimenti ottenuti a festival cinematografici internazionali, Adamczyk ha avuto l’onore di ricevere la prestigiosa medaglia Gloria Artis per i suoi eccezionali contributi alla cultura polacca.


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